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Chiesa di San Pietro

È a levante del castello ed era adiacente anche allo scomparso castello dei Malabaila. Di origine antichissima, è già citata nel ricordato diploma di Enrico III del 1041. A lungo le famiglie dei Damiano e dei Malabaila vi seppellirono i loro morti.
Ricostruita a metà del '500, venne ornata di affreschi dei Morgari alla fine dell'800.
SAN PIETRO, poi TRASFIGURAZIONE
Adiacente al castello dal lato di levante; vi ebbero sepoltura vari membri dei Damiano e dei Malabaila. Dal '700 fu denominata "della Trasfigurazione.
1041: la conferma imperiale alla Chiesa d'Asti comprende, fra l'altro, il "castrum de Castello Aynaldo cum capella".
1308: accordo tra i "de Vicia de Castro Aynaldo" e i Pallidi per l'uso dei due sentieri (uno a mezzogiorno, l'altro a mezzanotte) che portano alla chiesa di S. Pietro.
1399: Margherita, vedova di Antonio Malabaila, vi elegge sepoltura; vi erano già stati sepolti i figli Daniele e Elisabetta.
1426: vi elegge sepoltura Francesco Malabaila.
1435: la chiesa è cadente "propter vetustatem, muris et fundamentis corrossa, laniata et destituta". Non è possibile provvedervi "nisi ea funditus ablata et simul cum dicto monte totaliter explanata ut supra alio ibi possit meliori et firmiori fundamento firmari". Occorre quindi esumare i "multa nobilium cadavera" ivi sepolti e trasferirli in luogo condecente fino a che la nuova cappella non sarà costruita.
1459: vi viene sepolto Benentino de Damianis, "in monumento novo facto et ordinato pro parentella mea"; nel 1497 vi viene sepolto anche Giorgio Damiano.
1571: sepoltura di Camilla Multedo, moglie di Giacomo Malabaila, con legato alla chiesa di una sua veste di raso bianco "per far una paramenta e una pianeta".
1595: la cappella acquisisce la reliquia del capo di santa Eucaria, secondo la testimonianza del vescovo Tomati del 1667, che dona anche nel 1666 una reliquia di santa Eufemia.
1616: sepoltura di Daniele Malabaila; nel 1624 vi viene sepolto Giovanni Bartolomeo Malabaila e nel 1632 Marc'Antonio Malabaila.
1640: nel castello vi è un presidio e la chiesa serve di corpo di guardia ai soldati, che per riscaldarsi bruciano anche i banchi dei due casati.
1663-65: lite fra i casati, mentre la chiesa, spoglia di tutto, è colpita d'interdetto. I Malabaila mettono il banco dei Damiano fuori dalla chiesa; intervento del Senato sabaudo.
1696: il vescovo Migliavacca trova la chiesa "ad decentissimam formam redacta", onde rimuove l'interdetto.
1726: i mastri Paolo Gramaglia e Daniele Topino lavorano a "riffar la volta, alzamento di muraglie, coperto nuovo et pavimento"; la cappella è ancora denominata "di S. Pietro".
1742: la relazione sulla diocesi d'Asti denomina la cappella "della Trasfigurazione" e la descrive "bislonga", metà a volta e metà a soffitto; ha tre finestre verso l'esterno, più altre due "le quali hanno comunicazione all'uno e all'altro castello, onde da esse li suddetti signori padroni di detta chiesa possano udire la Santa Messa".





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